Biscocrack Pavesi: nostalgia anni ’90

biscocrack-pavesi

Le tragedie sono tappe intermedie nell’esistenza di qualunque essere umano: la perdita di un caro, una malattia, un incidente, ecc…

La mia tragedia più grande risale sicuramente verso la fine degli anni ’90 quando la Pavesi, azienda italiana specializzata nella produzione di crackers, biscotti e snacks, decise di ritirare dal mercato quello che è stato, è e, molto probabilmente, sarà il biscotto più buono mai realizzato da mente umana.

Sto parlando del Biscocrack, messo in commercio nel 1995, comprato in quantità industriale probabilmente solo da me e scelleratamente ritirato dal mercato qualche anno dopo, presumibilmente per tale motivo.

Lo nascondevo sotto il letto per quanto era buono, era mia intenzione primaria quella di non condividerlo con nessuno, nemmeno con mio fratello che, all’epoca, aveva appena 2-3 anni.

Inzupparlo nel latte, molto probabilmente, ha provocato i primi orgasmi della mia vita.

Il problema, effettivamente, stava proprio qui.

Facebook e i vari social network odierni in generale ci hanno regalato una verità insindacabile: la stragrande maggioranza del popolo italiano fa schifo. (scusate se ho utilizzato giri di parole e astruse allegorie)

E’ ovvio che, a prima vista, assistere ad un cracker inzuppato nel latte ti procura una reazione molto simile a quella che proveresti nel vederti servita nel piatto un’amatriciana vegana (o vedere un nudo integrale frontale di un protagonista di Vite al limite).

Anche la pubblicità di lancio giocava effettivamente su questo equivoco: il tizio inzuppava il cracker nel latte, gli altri tizi iniziavano a vomitare l’anima, il tizio precitato tirava fuori il pacco di Biscocrack Pavesi, svelava l’arcano e tutti felici e contenti ad ingozzarsi di Biscocrack.

Insomma, non era così arduo da capire: non era un cracker salato, non era un cracker normale con il solo zucchero al posto del sale, era semplicemente un biscotto, quindi dolce e zuccherato, ricreato con la forma del cracker.

Troppo complicato?

Vi devo fare un disegnino?

Vi serve l’insegnante di sostegno?

Per gli intelligentissimi italiani medi, ai quali auguro loro una vita lunga, sana e felice, evidentemente sì, era troppo complicato.

E il Biscocrack, magicamente, sparì dagli scaffali della Sidis (sparita pure quella) che avevo sotto casa.

Per non parlare, poi, della versione al cioccolato dei Biscocrack, i Ciococrack, meno buoni dei Biscocrack ma non per questo meritevoli di questa prematura dipartita.

La zuppetta di latte con Biscocrack e Ciococrack insieme: se esiste un paradiso, io me lo immagino così.

Anche nel web, l’omertà nei riguardi del Biscocrack è degna dei peggiori quartieri malfamati.

Non ho trovato una foto, non ho trovato una pubblicità, non ho trovato niente.

Se inserisci Ciococrack in Google Immagini, saltano fuori animali disgustosi.

Se inserisci Biscocrack Pavesi in Google Immagini, salta fuori un uomo con la testa esplosa.

Se parli di Biscocrack a qualcuno che non li ha mai assaggiati, ti consiglia di smettere di drogarti per il tuo bene.

Neanche il ricordo, ci hanno lasciato.

Il mondo è stato crudele nei confronti dei Biscocrack.

Io non vi dimenticherò.

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4 pensieri su “Biscocrack Pavesi: nostalgia anni ’90

  1. Ragazzi c’è una pagina su facebook che si chiama rivogliamo i biscocrack! Proviamo a riaverli! Hanno trovato anche una foto!

  2. Finalmente qualcuno che, come me, se li ricorda!! Io li adoravo! La mia merenda preferita alle elementari…poi sono spariti 😦

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